CINOFOLLIA < BAUHOUSE - Piometra nel cane e nel gatto

 

A cura del dott. Francesco Buompane

Medico veterinario di Bari:
Laureato in Medicina Veterinaria conseguita presso l’Università degli Studi di Bari.
Abilitazione alla professione di Medico Veterinario conseguita presso l’Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina Veterinaria in data 29/11/05.
Iscrizione all’Albo dei Medici Veterinari della Provincia di Bari con numero 672 dal 13/01/06.
Perfezionato in Radiologia Veterinaria il 23/10/2008 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria “Federico II” Napoli.
Specializzato in Malattie infettive, Profilassi e Polizia Veterinaria il 15/12/2008 presso la facoltà di medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari.
Socio SCIVAC dal 2006
Attualmente impegnato nella libera professione. Interessi: Chirurgia dei tessuti molli, Radiologia, Odontostomatologia, Clinica medica.
LA PIOMETRA
La piometra è una patologia che colpisce cani e gatti di sesso femminile. L’organo implicato è l’utero che, a causa della proliferazione di germi piogeni, si presenta ripieno di materiale purulento. L’indice di mortalità è elevato ed è previsto, pertanto, un intervento  tempestivo da parte del veterinario. Dati statistici indicano che la maggior incidenza di questa patologia si ha tra gli 8 e i 10 anni di età, nella fase diestrale (45-60 giorni dopo l’inizio del calore), in femmine che non hanno avuto gravidanze periodiche oppure in soggetti trattati farmacologicamente allo scopo di sopprimere i calori.
Le cause di piometra ancor oggi non sono del tutto note. Di sicuro la patologia si realizza a causa dell’aumento del progesterone circolante (ormone che raggiunge il picco produttivo durante l’estro), ma sembra anche collegata alla presenza di un’iperplasia endometriale cistica ed a una infezione batterica uterina (prevalentemente E.coli) concomitante. Naturalmente tra le concause si annoverano anche una predisposizione individuale e la somministrazione di farmaci, purtroppo ancora frequente, allo scopo di sopprimere i calori o per interruzioni di gravidanze.Il motivo della predisposizione di un soggetto che non ha avuto mai cucciolate è dettato dalla mancata rigenerazione uterina che normalmente si verifica durante la gravidanza. Quindi la scelta del proprietario di non far accoppiare il proprio animale risulta, per certi versi, una scelta contro natura, favorendo così l’incidenza della patologia. Nel caso, invece dei soggetti in cui si è deciso di interrompere la gravidanza, l’insorgenza della piometra è da scriversi alla somministrazione di estrogeni che causano, di conseguenza, l’iperplasia uterina.L’età dei soggetti colpiti dalla patologia, anche se statisticamente varia tra gli 8 ed i 10 anni, può essere molto variabile, e nel corso della mia esperienza professionale ho potuto constatare sintomi clinici ascrivibili a piometra in cagne di soli 2 anni di età.Nelle gatte la piometra è molto meno frequente: infatti mentre l’incidenza nelle cagne, intere e in cui non si hanno gravidanze periodiche, è del 60%, nelle gatte tale patologia sembra prevalentemente correlata alla somministrazione di farmaci soppressivi del calore.
Sintomi di piometra
I sintomi di piometra sono vari. I segni iniziali sono inappetenza, apatia ed abbattimento. In un secondo momento l’animale manifesta un aumento del fabbisogno d’acqua, seguito da un incremento (in frequenza e quantità)  della minzione. Altri sintomi clinici di frequente riscontro sono febbre, talvolta scolo vulvare di colore rosato in quanto costituito da sangue e pus, vomito e diarrea.La gravità della patologia dipende proprio dall’ingente proliferazione di batteri che liberano endotossine, la reale causa di un’intossicazione caratterizzata non solo da vomito e diarrea, ma anche da alterazioni dei glomeruli renali, con conseguente predisposizione ad una eventuale insufficienza renale.La piometra può manifestarsi in forma “chiusa” o “aperta” a seconda della conformazione della cervice: si parla di piometra chiusa quando la cervice non permette la fuoriuscita di materale e aperta invece quando si assiste ad uno scolo purulento di materiale accumulato in utero, causato da una cervice pervia. Nel primo caso la patologia è molto più grave, e ad un intervento non tempestivo può comportare un elevato rischio di decesso. Una piometra aperta non significa una piometra meno grave, tuttaltro… in alcuni casi può chiudersi nel giro di pochi giorni.
Diagnosi
Ci si basa prevalentemente sulla sintomatologia del soggetto ma la diagnosi di certezza viene data da una ecografia o in alcuni casi anche da una radiografia.Di supporto sono sicuramente gli esami di laboratorio. Caratteristici di una piometra sono una iperleucocitosi (aumento dei globuli bianchi e in particolare dei neutrofili), un aumento dell’azotemia in caso di disidratazione e un aumento degli enzimi epatici (GOT-GPT-SAP) in caso di danni epatocellulari.
Terapia
Dopo la valutazione degli esami di laboratorio è sicuramente necessario iniziare una terapia antibiotica e una fluidoterapia nell’attesa di stabilizzare il paziente per procedere poi alla risoluzione del problema.
Tra le varie possibilità ricordiamo quella chirurgica che consiste nell’asportazione di utero ed ovaie (ovaioisterectomia), oppure quella medica che consiste nella somministrazione di prostaglandine, antibiotici e algepristone (abortigeno) allo scopo di indurre una lisi del corpo luteo, per aumentare la contrattilità della componente muscolare dell’utero nella speranza di riuscire a svuotarlo completamente dal materiale purulento.
Il protocollo medico, da me sperimentato, ha portato a risoluzione del problema, ma molti sono le condizioni concomitanti: il cane deve essere giovane, in buona salute e si deve farlo accoppiare al calore successivo. Quindi in cani a rischio, che non si intende far riprodurre, sicuramente la terapia migliore e risolutiva è quella chirurgica.

Fig.1 e 2 Intervento e utero di cane di nome bianca di età 2 anni in piometra, causa somministrazione farmaci abortigeni

In entrambi i casi la terapia è comunque rischiosa e l’intervento deve essere immediato e repentino dalla comparsa dei sintomi. Per tale motivo nei soggetti giovani che non si intende far riprodurre, in quanto è minore il rischio anestesiologico, il mio consiglio è quello di adottare come prevenzione la sterilizzazione.

Dott. Francesco Buompane

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Per porre domande:

dott.francescobuompane@hotmail.it

 

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