CINOFOLLIA < BAUHOUSE - Come farsi (o non farsi) mordere dai cani

 

Come farsi (o non farsi) mordere dai cani

di VALERIA ROSSI – Più di cinquemila visite (che per un sito come il nostro son tante) per l’articolo che parlava del dogo argentino che ha morso la conduttrice TV: in realtà succede molto spesso che arrivino un sacco di lettori quando c’è la “notizia”, quella che ha fatto scalpore, quella  che ha girato sui media e su FB. Se poi la notizia riguarda un cane morsicatore, l’interesse è ancora più alto.
A me, però, piacerebbe che la gente, anziché fiondarsi a leggere la cronaca di un’aggressione, si gettasse avidamente su tutto ciò che spiega come NON farsi  aggredire.
Insomma, mi piacerebbe che il maggiore successo di lettori ce l’avessero le poche (tutto sommato)  regolette che possono permetterci di vivere con i nostri amici pelosi senza rischiare incidenti (e anche senza continue polemiche).
In rete, se si sa dove guardare, di informazioni utili se ne trovano moltissime: però, essendo sempre meglio abbondare… dico anch’io la mia. In parte avevo già parlato dell’argomento in questo articolo: ma stavolta vi propongo proprio un piccolo “vademecum” di regolette sull’approccio al cane, sull’educazione corretta da dargli, sui segnali che lui ci invia e che noi dovremmo imparare a leggere. Purtroppo sono quasi certa che questo articolo non avrà lo stesso successo dell’altro:  ma se potrà essere utile a qualcuno, mi farà piacere ugualmente averlo scritto. E sarò lieta se vorrete diffonderlo ovunque crediate che possa servire.
Ma ora, poiché la materia è vasta, non dilunghiamoci troppo in preamboli e iniziamo subito dicendo che:

a) QUALSIASI CANE PUO’ MORDERE.
Non perché sia “cattivo”, non perché “impazzisca” (verbo che piace tanto ai giornalisti), non perché appartenga ad una presunta “razza pericolosa” e – a volte – neppure perché non sia stato educato in modo corretto.
Il cane (qualsiasi cane, ripeto) può mordere perché è un cane. Perché la bocca è il suo principale mezzo di espressione e la sua unica arma di difesa. Perché i denti in bocca ce li ha e non può toglierseli a piacimento come fa il nonno con la dentiera. In più è stato fornito da Madre Natura di una dentatura particolarmente efficace, essendo – in natura – un predatore che deve afferrare ed uccidere le proprie prede proprio con i denti.
Anche il cagnolino di piccola taglia, in rapporto alle sue dimensioni, avrà sempre una dentatura di tutto rispetto: e per quanto non possa, magari, ferire gravemente un uomo, prendere una dentata da lui non sarà affatto piacevole (e come sempre accade, prenderla in faccia potrebbe avere conseguenze molto gravi). Quindi non sottovalutiamo MAI i denti di nessun cane, specie quando vengono “messi alla prova” dai bambini che sono contemporaneamente i peggiori stuzzicatori-provocatori del mondo e dei piccoli Puffi che, essendo alti due mele o poco più, avranno spesso la faccia a portata di muso nel cane.
In compenso:

b) NORMALMENTE, IL CANE NON MORDE LE PERSONE.
Perchè è stato allevato dall’uomo, perché ha ricevuto l’impregnazione che gli fa pensare a noi come a suoi conspecifici e quindi membri della sua stessa società, e i membri della stessa società non si sbranano tra loro (c’è pure il proverbio: “cane non mangia cane”): per di più il cane, mediamente, non si sente in forte competizione con l’uomo. Non c’è competitività sessuale, per esempio (causa frequente di risse intraspecifiche); non c’è competitività sul cibo; è raro che ci interessino le stesse cose e che quindi lui si senta in dovere di combattere per possessività (certo, se noi sembriamo interessatissimi a fregargli l’osso, le cose cambiano). Insomma, il cane solitamente non morde l’uomo perché nessun cane, di nessuna razza, ha nel suo DNA un’aggressività immotivata. A differenza dell’uomo, nessun cane aggredisce “per il gusto di farlo”, per divertimento, in una parola per crudeltà mentale. Non esistono cani che, potendolo fare, avvelenerebbero gli umani, o che darebbero fuoco ai barboni per ammazzare la noia.
Se ne deduce che:

c) SE UN CANE MORDE, UN MOTIVO C’ESEMPRE.
Ripeto: s-e-m-p-r-e. Il fatto che noi non siamo in grado di individuarlo non significa che  non ci sia.
Di solito, però, il cane morde per motivi facilmente comprensibili, se solo si prova a ragionare per un attimo con la sua testa (esattamente ciò che solitamente non fanno giornalisti e criminalizzatori vari: che non solo non ragionano con la testa del cane, ma a volte neanche con la propria). Non va neppure sottovalutato il fatto che:

d) CI SONO CANI PIU’ “PRONTI” AL MORSO DI ALTRI
…e su questo non ci piove. Il cane più reattivo, quello con la soglia di tolleranza più bassa, quello che ha già vissuto esperienze sgradevoli e quindi “mette le zampe avanti” (anzi, in questo caso i denti, più che le zampe) esistono ed è inutile negarlo.
Esistono anche razze mediatamente più reattive di altre (il che non significa, però, “più aggressive”: e tanto meno “pericolose” a prescindere), perché la reattività è semplicemente la prontezza con la quale il cane reagisce ad uno stimolo.
Tutti i cani molto veloci nell’esecuzione di un ordine, per esempio, saranno anche cani che ci metteranno molto meno di altri a mordere, se decidono che è il caso di farlo.
Resta però il fatto che prima devono decidere di farlo.
NON ESISTONO “razze mordaci” per selezione, per attitudine, per DNA.
Non esistono, insomma, “razze pericolose”, se non per il fatto di essere – magari – di grossa taglia e quindi di poter fare danni maggiori con lo stesso tipo di morso (ma bisogna anche ricordare che di solito i cani di taglia grande sono più riflessivi e meno reattivi di quelli di piccola taglia). Esistono sicuramente soggetti pericolosi (quasi immancabilmente resi tali da errori umani), ma non “razze” in generale.

E’ vero, invece, che esistono razze MENO mordaci per selezione: per esempio quelle da compagnia, molte razze da caccia (specie quelle che lavorano in muta) e molte razze da slitta, in cui l’aggressività è stata progressivamente ridotta ai minimi termini. Nel  caso dei cani da compagnia perché si tratta di animali destinati allo stretto contatto con bambini, anziani e in generale persone che amano prendere in braccio, abbracciare, coccolare e così via (tutti gesti che un cane “normale” vedrebbe come attentati alla propria sicurezza, o nel migliore dei cani come affronti alla propria dignità), e che quindi sono stati selezionati per avere reattività bassissima e soglia di sopportazione elevatissima.
Nel caso dei segugi o dei cani da slitta, invece, si è voluto soprattutto impedire che i cani litigassero tra loro anziché fare il loro mestiere (quando si tratta di cani da caccia, anche che si mettessero a litigare per la preda), quindi anche stavolta l’aggressività è stata portata ai minimi termini: l’intenzione era quella di abbassare l’aggressività intraspecifica, ma di conseguenza si è abbassata anche quella verso l’uomo, perchè – ricordiamolo – il cane crede che noi siamo suoi conspecifici, grazie all’imprinting/impregnazione.
Lo dimostra il fatto che i cani da caccia non hanno la minima inibizione quando si tratta di inseguire le prede: l’aggressivita interspecifica vera e propria è rimasta immutata.
Nonostante quanto appena detto, anche un segugio o un barboncino, se messi alle strette e se si sentono in pericolo, potranno mordere: perché nessuna selezione  umana potrà mai cancellare l’istinto all’autoconservazione, che è il più forte in assoluto in tutti gli esseri viventi. In ogni caso, il fatto che alcune razze siano state un filino rincoglionite dall’uomo per il proprio comodo non significa che gli altri cani siano “più pericolosi”: significa solo che quelli sono (salvo complicazioni) “meno” pericolosi della media. E non è la stessa cosa.

e) CI SONO CANI CHE AVVISANO IN MODO PIU’ EVIDENTE DI ALTRI.
Il cane che morde “di punto in bianco”, senza il minimo preavviso, praticamente non esiste se non nella fantasia dei cronisti. Tutti i cani danno segnali chiari e comprensibili, prima di scattare: è proprio insito nella loro natura di animali sociali.
L’umano medio, però, è abituato a considerare “potenzialmente mordace” solo il cane che abbaia a tutto spiano, che ringhia, che rizza il pelo, insomma che fa tutta una sceneggiata napoletana prima di mordere: cosa che in realtà avviene in un numero piuttosto limitato di casi, di solito quando si tratta di cani da guardia. Per evitare incidenti basati sull’equivoco, infatti, questi cani sono stati proprio selezionati anche in base alla loro attitudine a fare sceneggiate, cosicché l’uomo potesse capire chiaramente i suoi segnali e stare alla larga dal territorio, dalla casa, dalle cose che il cane deve difendere.
In pratica, però, il cane fa la sceneggiata preliminare solo quando si tratta, appunto, di difendere “qualcosa”.
Se invece pensa di dover difendere se stesso (o i suoi umani), non ha neppure il tempo materiale di fare tutta la pantomima.
Anche voi, se vi sentiste aggrediti, non perdereste mica tempo a dire:  “Ehi, ferma subito a mezz’asta quel pugno che mi stai tirando, perché guarda che altrimenti te ne do uno io!”.
Presumo che, vedendo partire il pugno, agireste senza troppe chiacchiere: o cercando di evitarlo  (e magari fuggendo), o colpendo voi per primi. Ecco, vi assicuro il cane si comporta molto meglio di noi, perchè comunque un avvertimento lo dà sempre e comunque.
Lo dà magari con un gesto rapidissimo, visto che lui comunica essenzialmente con il linguaggio del corpo: ma ci dà sempre il tempo di tirarci indietro e di evitare la morsicata… purché quel segnale sappiamo leggerlo.

COME FARSI MORDERE

Può sembrare un titolo provocatorio, ma purtroppo di persone che “si fanno” letteralmente mordere – quasi sempre per pura e semplice ignoranza, non necessariamente colpevole ma sicuramente “colposa” – ce ne sono veramente troppe, ogni anno.
Perché non c’è soltanto la conduttrice TV che finisce su tutti i media, specie quando si è fatta mordere da un molossoide di grossa taglia (che in generale “fa più notizia” del cagnetto comune, anche quando la vittima non è un VIP): ci sono decine e decine di persone, bambini compresi, che non finiscono su nessun giornale, ma al pronto soccorso ci finiscono eccome. E che a volte possono ringraziare la loro buona stessa se la pinzata, magari, se la sono presa sul sedere  (come è successo alla sottoscritta quando aveva quattro anni) anziché in faccia, dove la stessa identica pinzata può avere effetti devastanti.
Togliendo dal novero le morsicature accidentali (cane che afferra la mano ma che in realtà mirava alla pallina, cane che morde una persona che si è messa in mezzo mentre due cani litigavano e così via)…

Per avere buone possibilità di farsi mordere si può scegliere una delle seguenti opzioni:

a) spaventare il cane e/o fargli pensare che abbiamo intenzione di aggredirlo;
c) infastidire-irritare-rompere le scatole al cane;
d) eseguire gesti e posture dominanti su un cane che non conosciamo e che non ci appartiene;
e) stimolare l’impulso predatorio nel cane.
f) sottrarre al cane qualcosa che gli appartiene
g) invadere spazi che il cane ritiene di dover difendere.

In pratica, per farsi mordere da un cane bisogna fare quasi le stesse cose che provocherebbero una reazione aggressiva in un essere umano: solo che tutti siamo in grado di capire cosa può spaventare, irritare eccetera un essere umano, mentre in molti casi non siamo in grado di riconoscere le  corrispondenti azioni capaci di far reagire un cane.
Anzi, a volte siamo addirittura convinti di fare qualcosa di carino e gentile nel momento in cui ci comportiamo in modo maleducatissimo dal punto di vista del galateo canino.
Eppure, se pensassimo per un attimo a quello che stiamo davvero facendo, non sarebbe così difficile capire.
Per esempio: se vi trovaste in un Paese straniero, vi scaraventereste addosso ad ogni persona estranea che incontrate per strada dandogli manate sulla testa e urlandogli  in italiano (lingua che lo straniero presumibilmente non capisce) cose come: “Ehilà! Ma lo sai che sei proprio carino e che mi stai simpatico?”.
Presumo di no.
E se per caso lo faceste, presumo che non vi meravigliereste più di tanto se qualcuno di loro scappasse a gambe levate e se qualcun altro reagisse tirandovi un pugno nei denti.
Eppure è esattamente ciò che molti fanno ogni giorno con tutti i cani che incontrano per strada: smanacciate in testa, palpate a destra e a manca, il tutto condito da frasi incomprensibili per il cane (che non parla italiano, ogni tanto bisognerebbe ricordarsene) e ulteriormente aggravato dal fatto che il cane di solito è legato e non può fuggire. E’ un vero miracolo se queste persone non si prendono almeno un paio di dentate al giorno (ovvero, l’equivalente canino di un pugno nei denti).
Sta girando in rete la vignetta che vedete sopra a sinistra: cliccateci sopra, ingranditela, osservate e leggete.
Non c’è neanche bisogno di sapere l’inglese per capire perfettamente il messaggio, ma vi traduco brevemente qui le cose da non fare, aggiungendo pure le motivazioni:

a) non sporgersi verso il cane piantandogli le mani in faccia (dal suo punto di vista è un gesto dominante e aggressivo. E’ vero che si suggerisce sempre di “farsi annusare” prima di toccare, ma se la mano da annusare viene presentata in modo aggressivo, il cane sarà tentato di reagire mordendola per autodifesa. La mano si deve presentare in modo ben diverso, tenendola alla giusta distanza ed aspettando che sia il cane ad avvicinarsi, non sbattendogliela addosso);
b) non piegarsi sul cane dandogli pacche sulla testa (gesto di dominanza e di somma maleducazione canina. E’ un po’ come se un umano sconosciuto vi salutasse toccandovi il sedere);
c) non abbracciarlo (i cani non si abbracciano tra loro: non conoscono il significato amichevole di questo gesto e si sentono aggrediti, non coccolati);
d) non fissarlo negli occhi (per i cani è un gesto di sfida);
e) non strillargli in faccia (anche se noi stiamo strillando “macheccariiiiiiiiiiinooooooooooooo!”, lui non capisce l’italiano e si sente ancora una volta aggredito);
f) non afferrarlo e sbaciucchiarlo (la vignetta dice che è un’invasione del suo spazio: verissimo. Ma può anche essere presa per un’aggressione vera e propria, se avviciniamo la faccia frontalmente, perché i cani questo non lo fanno MAI. I loro approcci “di muso”, se amichevoli, sono laterali. Avvicinare il muso frontalmente a un altro cane significa stare per morderlo, e l’altro cane probabilmente reagirà mordendo per primo).

Poiché la vignetta parla solo di “come salutare” un cane, mancano altre motivazioni che possono spingere un animale ad attaccare:  come, per esempio, invadere i suoi spazi (entrare nel suo territorio);  stimolare la sua possessività (toccargli/togliergli ciotole, ossi o altri oggetti che lui ritiene “suoi”); assumere il comportamento tipico di una preda (scappare strillando e gesticolando, cosa che ha già causato molti attacchi di cani sui bambini, specie su quelli che hanno paura dei cani perché i genitori li hanno condizionati in tal senso. Dire a un bambino che “i cani sono pericolosi e possono morderlo” significa indurlo a scappare strillando quando ne vede uno e quindi a farne un bambino ad altissimo rischio di morsicatura).
Ai bambini, fin dalla scuola materna, bisognerebbe invece attaccare in camera un poster gigante della vignetta di cui sopra, perché racchiude errori umani che vengono commessi in continuazione nei confronti dei cani.

COME NON FARSI MORDERE

Il modo corretto per approcciare-salutare un cane consiste nell’evitare di guardarlo negli occhi, nell’avvicinarsi a lui lateralmente e non frontalmente, nel porgergli il fianco o il lato posteriore, nell’aspettare che sia lui a scegliere il momento di avvicinarsi e nel coccolarlo sempre e solo toccandogli i lati del muso e del corpo, oppure la groppa.
Altre cose da evitare sono, come abbiamo visto, le fughe e le reazioni isteriche (fobiche),  nonché il mancato rispetto degli spazi: non si deve entrare in un territorio protetto da un cane, ma non si deve neanche buttarglisi addosso per coccolarlo, invadendo il suo spazio personale ed ignorando la distanza di sicurezza che il cane tende a mantenere verso qualsiasi sconosciuto, almeno finché questi non ha manifestato chiaramente le proprie intenzioni. Infine, è corretto porgergli una mano da annusare, ma a debita distanza, in modo che sia il cane ad avvicinarsi e non noi ad invadere i suoi spazi. Insomma, il modo migliore per non farsi mordere consiste nel fare uso di tutte le “buone maniere” viste sopr.

SEGNALI DI STRESS E DI PRE-AGGRESSIONE

Sarebbe fortemente opportuno che tutti imparassero a capire i segnali che il cane manda quando è spaventato, irritato o semplicemente scocciato dalla nostra presenza o dal nostro modo di fare: e qui è opportuno specificare che non tutti i cani comunicano in modo altrettanto plateale.
Certo, se un cane ci abbaia contro o ci ringhia mostrandoci tutti i denti, è abbastanza difficile che noi continuiamo a scassargli le palle: tanto che, se continuamo e quello ci morde, la reazione più comune non sarà: “Ahhh! Il cane è impazzitoooo!”, ma “Embe’, quello scemo se l’è cercata”.
Però bisogna anche sapere che ci sono razze (e anche singoli individui) che manifestano il proprio disappunto in modo più contenuto e che diventano più difficili da “leggere”.  Ma non è certo colpa loro se non sono abbaioni-ringhioni: perchè loro comunicano ugualmente in modo chiarissimo. Siamo noi a conoscere solo una minima parte del loro linguaggio, purtroppo.
Conosciamo (più o meno) i segnali di minaccia molto evidenti: oltre all’abbaio e al ringhio – a proposito, NON è vero che “can che abbaia non morde”! Can che abbaia non morde nel preciso istante in cui sta abbaiando, perchè non può fare due cose insieme: ma appena smette di abbaiare, può mordere eccome – conosciamo quasi tutti  l’irrigidimento del corpo e degli arti, lo sguardo fisso e vitreo, il portamento della coda alto e fisso (non sempre: a volte il cane muove la coda prima di attaccare, quindi non pensiamo che una coda in movimento sia sempre rassicurante, perché così non è. Lo scodinzolio amichevole ha una gestualità tutta particolare).

Sappiamo anche distinguere i segnali eclatanti di paura: rannicchiarsi, piegare le zampe, mettere la coda fra le zampe e così via. Sappiamo che un cane impaurito, se può, fugge, ma se non ne ha la possibilità attacca.
Ma non è tutto qui.
Ci sono segnali molto meno “clamorosi”, ma ugualmente evidenti per chi li sa leggere, che TUTTI i cani emettono per dire “basta così, grazie, mi stai scocciando” (o preoccupando, o spaventando).
Per esempio, TUTTI i cani, anche quelli “con la faccia da poker”, assai poco espressivi,  inviano i cosiddetti segnali  calmanti (calming signals), che sono stati codificati da Turid Rugaas in 27 posture o movimenti diversi.
Dei calming signals in generale trattiamo in un articolo a parte. Qui citiamo, però, quelli che sono indice di chiaro e inequivocabile di disagio o stress (e che quindi possono preludere a un attacco, qualora vengano ignorati):

a) sbadigliare;
b) leccarsi il naso o le labbra (ATTENZIONE: questo è un segnale di cui i cani fanno un uso praticamente continuo, ogni volta che si sentono a disagio. E’ facile da leggere e facile da capire, perché è molto “visibile” e perché ne fanno uso veramente tutti, anche i cani con espressività bassissima. L’importante è che non si scambi questo segnale per un “tentativo di dare bacini”, perché questo fraintendimento può portare veramente a guai seri);
c) sbattere le palpebre, in una sorta di “ammiccamento” che a sua volta viene spesso frainteso;
d) distogliere lo sguardo e/o voltare la testa.

Se avete visto il video del dogo con la conduttrice TV potrete notare che il cane, prima di scattare verso la faccia della donna, esegue più volte molti di questi segnali. E’ come se le dicesse continuamente: “Mi stai scocciando, mi stai stressando, smettila, per favore”.
Lei purtroppo ignora completamente il messaggio, ma nonostante questo il cane continua a subire pazientemente le sue scoccianti attenzioni, fino al momento in cui lei proietta la sua faccia verso il suo muso, per dargli un bacio. A questo punto il cane non si sente più soltanto scocciato, ma addirittura minacciato: quindi va in autodifesa e pizzica per primo, con l’unica intenzione di “rimetterla al suo posto” perché ha davvero superato ogni limite della canina tollerabilità.
Il fatto che qualche giornalista abbia interpretato tutto questo come “cane che stava lì beato a prendersi le coccole, e che improvvisamente ha dato i numeri mordendo in faccia la donna” è un chiaro indice di quanto facilmente si fraintenda il linguaggio canino.

Proviamo ad immaginare un Paese straniero (chiamiamolo Rovesciopoli) nella cui lingua – per pura sfiga – le parole hanno tutte un significato esattamente opposto a quello che hanno in italiano. E non solo: pure i gesti hanno significato contrario. Un sorriso è un gesto di sfida, un abbraccio è un segno di schifo profondo, mentre una sberlotta in faccia è un gesto di amicizia.
Ora, immaginiamo che un rovesciopolese si debba rapportare con un italiano, senza avere un interprete a disposizione.
Per dimostrargli simpatia e stima comincerà a dirgli: “Ma quanto sei stronzo! Lo sai che sei veramente un pezzo di merda? Mi stai profondamente sulle scatole, anzi quasi quasi ti tiro un cazzotto sul muso!” (che per lui significa: “ma quanto sei carino! Lo sai che mi sei davvero simpatico? Mi sei piaciuto subito, appena ti ho visto: vorrei abbracciarti, posso?”)
E al termine di tutto questo discorso, il rovesciopolese alza una mano e fa il gesto di tirare una sberla in faccia all’italiano.
Vi meravigliereste se l’italiano, che fino a quel momento si è preso gli insulti in silenzio (e già ha fatto uno sforzo), reagisse tirandogli un cazzotto nei denti?
Se la risposta è “no”, allora sappiate che la conduttrice si è comportata, col Dogo, esattamente come il rovesciopolese: ha insultato il cane per tutto il tempo, non gli ha mostrato il minimo rispetto… e dulcis in fundo, ha fatto un gesto che il cane ha scambiato per un’aggressione.

Si poteva evitare che tutto questo accadesse?
Certo che sì.
Ovviamente non sarebbe accaduto se la conduttrice avesse avuto anche solo un’ infarinatura di linguaggio canino: ma in questi giorni tutti (me compresa) ripetono che non si può pretendere che tutti ce l’abbiano.
E’ vero, ma è anche vero che si tratta di una lacuna pericolosa alla quale sarebbe molto semplice porre rimedio, perché di cani ormai è piena la nostra società. Sono piene le strade, i parchi, i negozi.
E’ un po’ come se in Italia fosse arrivato un milione di rovesciopolesi e nessuno avesse spiegato agli italiani quali sono le loro usanze, la loro cultura e la loro lingua. La logica conseguenza sarebbe lo scoppio di una rissa ad ogni angolo di strada!
Il tragico è che i cani SONO, in una certa misura, rovesciopolesi: spesso il nostro linguaggio, per loro, significa l’esatto opposto di quanto significhi per noi. Eppure NESSUN CAVOLO DI MEDIA si è mai preoccupato anche solo di pubblicare una vignetta come quella di cui sopra. Un decalogo del menga. Un articoletto come quello che sto scrivendo io.
In TV ci rincoglioniscono di “poveri cagnolini da adottare”, ma MAI una volta che aggiungano: “Ehi, a proposito…se volete adottare un cane, forse dovreste sapere queste quattro cosette sul perché e il percome i cani possono mordere”.
Ci mostrano la tragedia dei canili lager, e nessuno che si sogni di dire: “Molti di questi cani sono finiti qui dentro perché i loro proprietari non sono stati capaci di capirli e quindi non sono riusciti a convivere. Magari adesso vi spieghiamo quattro cosette utili a capire il linguaggio canino”.
Niente di tutto questo. Per carità.
La disinformazione in tema cinofilo è assoluta e totale: e ci va proprio di lusso che i cani, normalmente, siano estremamente tolleranti: altrimenti al Pronto Soccorso dovrebbe esserci la fila ogni santo giorno.

Assodato che la disinformazione esiste, naturalmente, ci sarebbero un po’ di cose da fare per superarla: per esempio diffondere a tappeto – e seriamente – il cosiddetto “patentino cinofilo”, ovvero una sorta di attestato di “conoscenza dell’ABC canino” che tutti i proprietari di cani dovrebbero avere e per cui in tanti si stanno sbattendo da anni. Qualcosa di simile comincia ad apparire timidamente qua e là, ma è stato lasciato finora all’iniziativa privata e non supportato da una legge che lo renda finalmente obbligatorio (come è già da tempo, per esempio, in Svizzera). Torneremo anche su questo argomento nei prossimi giorni, perché proprio in rete, su Facebook, è allo studio una proposta di legge popolare su questo tema, e ve ne presenteremo la bozza.
Nel frattempo, però, è anche utile sapere…

COME INSEGNARE AL PROPRIO CANE A NON MORDERE LA GENTE

PREMESSA FONDAMENTALE: insegnare al proprio cane a “non mordere”, genericamente, equivale a spiegare al proprio figlio che “non si fa a botte”.
Il bambino capirà sicuramente che fare a botte è una brutta cosa, che è eticamente sbagliato, che le persone per bene non lo fanno. Ma è sufficiente, questo, a garantirci che nostro figlio non farà MAI, in vita sua, una scazzottata?
Temo proprio di no. Il bambino, o il ragazzo, potranno crescere e vivere convinti di non dover “cercare” la rissa, di non usare le mani per discutere né per cercare di aver ragione…ma credo che siamo tutti d’accordo nel ritenere che una volta o l’altra, o  perché sono stati provocati, o anche solo per autodifesa, potrebbe succedergli di fare a pugni con qualcuno.
Può succedere, penso, a qualsiasi essere umano su questa terra, esclusi forse santi & martiri (che però non sono poi così diffusi).
Poniamo, ora, il caso che questo bambino a cui abbiamo inculcato tanto profondamente il senso del “non si usa la violenza” diventi un omaccione alto un metro e novanta e del peso di cento chili (il mio, di figlio, è diventato pressapoco così).
Cosa potrebbe succedere se un giorno, malauguratamente, “vedesse rosso” e dimenticasse tutti i nostri insegnamenti, arrivando a menare qualcuno? Potrebbe ferirlo seriamente, per non dir di peggio: questo perché, non avendo mai combattuto in vita sua, non ha la minima cognizione di come regolare la propria forza. Potrebbe sferrare un singolo pugno al suo avversario e, del tutto inconsapevolmente, mandarlo all’altro mondo.
Siamo tutti d’accordo su questo?
Bene: lo stesso vale per il cane.
Soprattutto se il grazioso cuccioletto che oggi abbiamo tra le mani è destinato (e già lo sappiamo) a diventare un bestione di oltre quaranta chili, con denti e mascelle proporzionati alla stazza.
Mio figlio, che da piccolo era tendenzialmente rissosetto nonostante tutte le mie prediche, non mi sono limitata a rintronarlo di regole etiche e sociali (anche se l’ho fatto): l’ho anche mandato a scuola di ju-jitsu.
Poi, per carità: dopo i nove anni non ha mai più alzato le mani su nessuno, perché gli insegnamenti al vivere civile li ha recepiti…però, adesso che è una bestia di cento chili, penso che – se disgraziatamente succedesse – non arriverebbe mai a fare a qualcuno più male di quanto non fosse nelle sue intenzioni.
Per i cani è più o meno la stessa cosa: per questo io non tento mai (e non consiglio a nessuno di farlo) di inibire completamente il morso: ovvero, non cerco di evitare che usino la bocca, sgridandoli ogni volta che la aprono, come alcuni fanno (cosa che è anche fortemente innaturale, un po’ come estrarre gli artigli ai gatti, perché li priva della loro difesa primaria).
Cerco invece di insegnare loro, fin da piccolissimi,  a regolarne la forza.

Gli “spiego” che la pelle umana non è come la pelle canina (facendo “CAIN!” quando il cucciolo stringe troppo, ma anche immobilizzandoli, proprio come fanno le mamme cagne, con prese di muso o di collo); insegno loro il “BASTA” e il “LASCIA”, il “PIANO” e così via.
Semplici accorgimenti che si sviluppano nel corso del tempo in modo facile,  divertente (perchè si lavora quasi esclusivamente durante il gioco) e graduale, in modo che il cane impari esattamente fin dove si può spingere…e quanto può stringere.
Ian Dunbar, un veterinario comportamentalista inglese, ha codificato un programma per la regolazione del morso che funziona più o meno così:

Fase 1: Non perdere il controllo giocando.
Al cucciolo viene concesso di prendere in bocca delicatamente. Ogni volta che il cucciolo durante il gioco diventa troppo irruento e mordicchia con più forza, viene ammonito con un verso forte, simile ad un ringhio, o con una parola tipo “Aeeeh”. A questo ammonimento segue l’interruzione del gioco. Fase 2: Usare la bocca delicatamente. Al cucciolo viene concesso di prendere in bocca, ma senza esercitare alcuna pressione con la mascella.

Fase 3: Mollare subito la mano (e non prendere mai completamente in bocca la mano).
Il cucciolo viene ammonito e fermato se stringe troppo, e il gioco viene immadiatamente sospeso se prende completamente in bocca la mano. Se il cucciolo tende a mordicchiare i bambini, i genitori devono intervenire ed impedirglielo: i bambini non sono in grado di correggere da soli questo comportamento e non devono neppure farlo, perchè non vengono percepiti dal cane come figure dominanti/genitoriali, quindi tendono ad ignorare i segnali che arrivano dai bambini.

Personalmente aggiungerei anche il controllo del morso quando al cane viene offerto del cibo. Abituarlo a fare piano (proprio insegnandogli il comando “piaaaaano!”) e a non avventarsi su qualsiasi cosa gli venga offerta abitua il cane a ragionare prima di usare la bocca e ad abituarsi a regolarne la forza. Cominciando a lavorare con il cucciolo, ma tenendo anche l’adulto “allenato” al controllo della bocca, un po’ alla volta si instaurerà una sorta di automatismo per cui, anche senza doverci “pensare” ogni volta, il cane finirà per essere sempre piuttosto delicato nell’uso del morso. Ovviamente si può lavorare nello stesso modo con un adulto, se non ci si è pensato prima: sarà più difficile e occorrerà un po’ più di tempo, ma i risultati arriveranno comunque. Certamente con il cucciolo è tutto più facile e si ottiene un risultato più “fissato” e duraturo.

Tutto questo, attenzione, NON influisce affatto sull’uso sportivo del morso.

Il cane non è un cretino e sa distinguere perfettamente il contesto sportivo (che equivale anche all’uso della manica o del costume, che possono – anzi DEVONO – essere afferrati con tutta la potenza disponibile – dal contesto quotidiano. E’ assolutamente ridicolo pensare, da un lato, che il cane sia una specie di Einstein a quattro zampe, applicare al rapporto con lui tutti i dettami della psicologia umana…e poi credere che “l’addestramento alla difesa aumenti la sua pericolosità”. Ovvero, appunto, ritenerlo un emerito imbecille.
E’ come pensare che un pugile sia un pericolo pubblico sempre pronto a scazzottarsi e ad abbattere persone come birilli.
La realtà sta esattamente all’opposto: il cane che morde a bocca piena e a piena potenza nel contesto sportivo impara anche l’importanza (e la prontezza) del “lascia!” (ordine che spesso i cani “normali” non conoscono minimamente, talvolta con conseguenze molto sgradite), impara benissimo a distinguere un figurante da una persona qualsiasi e – ultimo, ma non per ultimo – ha pure modo di scaricare energie represse ed anche quel pizzico di aggressività che tutti noi accumuliamo durante la nostra vita, e che – se sfogata nel modo giusto e al momento giusto – ci impedisce magari di arrivare a casa e prendere a sberle la moglie solo perché il capufficio ha trattato male noi.
Tutti gli umani del mondo (mio figlio compreso) concordano sul fatto che andare in palestra li fa sentire molto più rilassati, controllati, tolleranti. Non si vede perché dovrebbe essere diverso per i cani. Anche perché campo di lavoro è – e deve essere – proprio una palestra…non certo il punto di ritrovo di assatanate gang di delinquenti!

Sia chiaro, però: non basta che un cane “morda piano” per evitare i guai. Sicuramente basta ad evitare i guai più seri (umani seriamente feriti o peggio)… ma il caso sfigato come quello del dogo vs conduttrice, per esempio, è quasi impossibile da prevenire soltanto con la regolazione del morso.
In quel caso, infatti, il cane ha tirato una pinzatina che, lo ripeto per l’ennesima volta, se fosse arrivata su un braccio e non in faccia alla donna le avrebbe causato al massimo un livido.
Arrivandole in faccia, il risultato è stato un labbro da ricostruire chirurgicamente.
Possiamo pretendere che il cane distingua faccia da braccio, pelle più delicata da pelle meno delicata?
In linea di massima sì: con gli stessi tipi di insegnamenti di cui sopra, in una certa misura, gli si può insegnare, per esempio, a non mirare MAI alla faccia. Però, se il cane si spaventa e perde la testa, non è detto che si ricordi sempre tutto quello che gli abbiamo spiegato.
E’ importantissimo, quindi, che il cane abbia una soglia di reazione più alta possibile.
Questo si ottiene esclusivamente con una corretta socializzazione del cucciolo, che non deve semplicemente “vedere” molte persone, animali, cose, ma essere anche messo di fronte a tutte le “scorrettezze” che gli umani compiono nei suoi confronti. Ad ogni cane capiterà sicuramente di essere approcciato in modo scorretto (almeno finché non si diffonderà una corretta cultura cinofila), di essere abbracciato “a tradimento” dal bambino, di essere preso a paccate in testa dall’ignorante di turno, che crede di fargli gratissime coccole e non si rende conto di comportarsi come un emerito cafone.
Bene: se il cane, fin da cucciolo, impara che queste manifestazioni – pur contrarie al galateo canino – sono innocue e gli portano al massimo una leggera seccatura, ma nulla di più pericoloso, la sua soglia di reazione si alzerà progressivamente e il cane diventerà proprio come quello della vignetta, che al punto 2 pensa “io sono un cane molto tollerante…”.
In realtà i cani SONO generalmente molto tolleranti: sono animali sociali e tutti gli animali sociali hanno un grado di sopportazione piuttosto alto perché, in caso contrario, non farebbero che litigare dal mattino alla sera.
Siamo decisamente meno tolleranti noi umani, a cui può bastare un minimo sgarbo per far scattare l’aggressività. Al cane, per farsi mordere, bisogna farla veramente grossa. Bisogna fargli cose davvero insopportabili, come coprirlo di insulti per dieci minuti filati e concludere con un’aggressione fisica (come è stato – dal punto di vista del cane – nel caso del dogo).
Bisogna, insomma, andarci giù davvero pesanti: ma purtroppo gli umani spesso CI VANNO giù pesantissimi senza rendersene conto… e allora, tramite il processo di socializzazione, bisogna fare in modo che il cane consideri questi umani come dei poveri scemi maleducati, ma tutto sommato innocui.
Che pur essendo seccato, non si senta anche minacciato. E che, in questo modo, ritardi il più possibile il momento in cui non ce la farà proprio più e penserà che sia venuto il momento di spiegare qualcosina all’umano. Cosa che farà usando la bocca, sì: ma se ha imparato a regolare il morso, è fortemente probabile che lo usi senza abusarne e che i danni siano limitati.

Ci sarebbero ovviamente molte altre cose da “dire” sulla possibilità che un cane morda/non morda: ma da “fare”, in realtà, non c’è molto più di questo…anche se non è sempre detto che funzioni tutto perfettamente e che si possa vivere tutti felici e contenti come nelle favole. Non viviamo a Puffolandia, purtroppo.
D’altro canto non c’è neppure un modo sicuro per evitare in modo definitivo la violenza tra uomini: eppure noi parliamo la stessa lingua, abbiamo la presunta intelligenza superiore, abbiamo perfino un senso morale…e ci sono sicuramente molti più studi sulle aggressioni e sugli aggressori umani che non su quelli a quattro zampe.
I risultati di cotanto lavoro sull’uomo  non sembrano molto incoraggianti… ma una cosa è certa: guardando le percentuali, i casi di cani morsicatori sono veramente risibili in confronto ai casi di violenza (anche omicida) attribuibili agli umani.
Il cane, insomma –  l’animale, la bestia! – anche quando non ha alcuna educazione alle spalle è molto più tollerante, meno aggressivo e più “civile” di noi.
Ciononostante, quando gli succede di mordere qualcuno, spesso viene condannato a morte senza neppure uno straccio di processo.
Ingiusto, barbaro, vomitevole?
Assolutamente sì.
Ma in attesa che qualcosa cambi – e sperando che la volontà di cambiare le cose esista davvero – il modo migliore per evitare di incappare in problemi seri, nonché di tutelare la nostra e l’altrui salute, è quello di avere un cane il più educato possibile, abituato a gestire il morso nel modo più idoneo. Ed è anche quello di saper leggere meglio possibile i suoi segnali di preavviso, che come abbiamo visto non mancano MAI. Basta saperli capire.

NOTA: questo articolo parla, ovviamente, di cani SANI e normali.
I cani “pazzi” esistono, come esistono gli umani pazzi: ma l’incidenza di malattie psichiatriche nel cane è veramente molto, molto bassa e solitamente legata a patologie fisiche (per es. tumori cerebrali, o malattie del sistema nervoso centrale come l’idrofobia, che per fortuna è quasi completamente scomparsa grazie alla vaccinazione).
Esiste anche l’aggressività idiopatica (che in pratica significa: aggressività senza apparente motivo), ma anche in questo caso si tratta di percentuali veramente molto basse. Questo  non significa che non esistano o che vadano ignorate… ma vanno sempre diagnosticate ed affrontate da un medico veterinario, e non “a naso” dal proprietario del cane, magari per giustificare i propri errori.

 

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