CINOFOLLIA < BAUHOUSE - Combattimenti tra cani (di Cristina Mancini)

 

Appena in grado, i cuccioli vengono sottoposti a un allenamento intensivo: ore e ore passate a correre su un tapis roulant ad azzannare e dilaniare tubi di gomma, a inseguire prede vive (gatti ad esempio) legate a pertiche rotanti. E poi la dieta: sovradosaggio di vitamine e proteine e sempre maggior abitudine a droghe eccitanti.

Verso i due anni e mezzo, questa mostruosa macchina da combattimento è pronta a uccidere: in una minuscola fossa, mentre attorno la folla sfoga i propri istinti sadici con selvaggia soddisfazione, il cane drogato si avventa contro il proprio simile in una lotta all’ultimo sangue che può durare fino a due ore. Due ore di squarci profondi, di atroci mutilazioni, di rivoltante violenza. Il perdente, se non è già spirato, viene finito con un colpo di pistola: l’unico atto di pietà che gli esseri “superiori” abbiano mai avuto nei suoi confronti. Il vincitore, invece, se non verrà soppresso perché non più utilizzabile, godrà di “amorevoli cure” per poter di nuovo suscitare eccitanti brividi di emozione. Nel febbraio del 1992, la stampa italiana ci ha informato sulle lotte tra cani clandestinamente organizzate in Italia (ad esempio in provincia di Catania, Ragusa, Siracusa, Napoli). Gli italiani, si sa, brillano per la loro “inventiva”: invece di sprecare denaro nell’allevare i cani, preferiscono rubarli (oltre 200 denunce di rapimento alle guardie zoofile nella sola Catania). Poi mozzano loro orecchie e code (per fornire meno punti di presa all’avversario) e li allenano al combattimento.

Hanno anche inventato una variante: l’incontro di cui si conosce già il vincitore. Di solito si tratta di un grosso cane da guardia, ben allenato, gettato contro un bastardino precedentemente “ammorbidito” a legnate. Non si tratta neppure più di fare scommesse: si paga solo per vedere lo spettacolo di uno sventurato cagnetto che viene ucciso da un’altra vittima dell’uomo.

Ecco alcune dichiarazioni di un addestratore rilasciate nel 1993 a un giornalista dell’ Europeo: ” All’inizio procuravo randagi ai circhi: servivano per nutrire le tigri. Poi ho cominciato a rubare dobermann: li prendevo a Palermo e li portavo a Catania. Questi cani servono ai contadini delle masserie per ammazzare in modo rapido i maiali: un morso al collo e via. Sa, questa è un’antica tradizione delle campagne siciliane. […] Chiudo il cane in una stanza buia. Lo lascio per tre giorni senza cibo. Poi lo alimento solo con carne cruda. Lo tengo costantemente bendato. Dopo due settimane, lo tolgo di prigionia e lo porto con me, al guinzaglio, al parco Bellini. Libero il cane davanti alle papere che popolano il laghetto: se il cane ne azzanna una e l’uccide, è pronto per il combattimento. Allora incomincio a nutrirlo di galline vive. Solo a questo punto passo alla seconda fase dell’addestramento e abituo l’animale alla lotta sul ring. Di nuovo non gli do cibo e lo lascio legato quasi completamente al buio dentro una stanza. Sulla sua testa metto una lampada fortissima, da sala da biliardo. Poi gli tiro addosso un gatto vivo, fissato per una zampa con una corda al soffitto. Una volta sul ring, il cane troverà la stessa lampada alogena, intorno il buio e davanti un cane ringhioso. E secondo il noto riflesso di Pavlov, la sua aggressività scatterà automaticamente.”

Oggi vi sono efferate lotte in tutt’Italia. Vi sono anche moltissimi furti di cani sia piccoli che grossi. I primi servono da pasto e da cavia d’allenamento, i secondi vengono allenati per il combattimento. In provincia di Foggia e Bari (con scommesse che raggiungono i 50 milioni di lire)

Se venite a conoscenza di questi fatti denunciateli subito.

Utilizzare norme giuridiche è sempre un atto di intelligenza e di buon senso, soprattutto se viene fatto per uno scopo meritevole. Non bisogna avere paura di utilizzare qualsiasi strumento che il nostro ordinamento giuridico ci mette a disposizione: denunce, esposti, diffide, petizioni e così via.

Consideratevi dei veri uomini se lo farete e sarete ringraziati dagli sguardi silenziosi e dolci di quegli animali a cui avete risparmiato grandi sofferenze, Avrete fatto capire ai torturatori di animali, alla gente insensibile, agli amministratori pubblici, ai tutori dell’ordine e della giustizia, ma anche alla semplice gente di buona volontà, che ci sono persone che non rinunciano a lottare e che non intendono rinunciarvi neppure in futuro, per chi, non per sua colpa ma per legge di natura è più debole e indifeso di tutti.

– Legge 20 luglio 2004, n.189
“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”

 

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